L’infarto miocardico è un danno a carico dei miocardiociti, causato da un’ischemia prolungata, ossia da un’interruzione o una severa riduzione dell’afflusso sanguigno al cuore.
In passato la diagnosi si basava su una suddivisione in cinque categorie, basandosi principalmente sulle alterazioni di marcatori biologici, come la troponina (un complesso proteico presente nei miociti, che ha la funzione di regolare il meccanismo di contrazione e rilasciamento del muscolo) e sui sintomi clinici generali.

La nuova revisione delle linee guida ESC, riorganizza invece l’inquadramento clinico in tre macro categorie: infarto miocardio primario (da patologia coronarica acuta), infarto miocardico secondario (da squilibrio tra l’apporto e la domanda di ossigeno) e infarto correlato a procedure interventistiche o chirurgiche.

Questo documento raccomanda inoltre, di non basarsi unicamente sulle analisi di laboratorio, considerando l’imaging cardiovascolare multimodale, uno dei pilastri fondamentali, per confermare la diagnosi, guidare la terapia e differenziare la necrosi ischemica da altre sofferenze miocardiche (miocardite, cardiomiopatie o la sindrome di Takotsubo)
In questo contesto, la Tomografia Computerizzata si rivela fondamentale nella valutazione dei pazienti con sospetta sindrome coronarica acuta, offrendo una risoluzione spaziale sub-millimetrica, che rende possibile l’analisi dell’aterosclerosi coronarica e la composizione della placca, in particolar modo nella modalità Photon Counting.
La Risonanza Magnetica Cardiaca, contrariamente e complementarmente, stabilisce se il danno miocardico sia reversibile (edema, rilevabile come iperintensità nelle sequenze Short Tau Inversion Recovery) oppure irreversibile (necrosi, rilevabile come presenza di Late Gadolinium Enhancement).
Le competenze del TSRM devono, dunque, prevedere precisione e professionalità nelle fasi di impostazione e implementazione di protocolli multisequenziali e ad alta innovazione tecnologica:
In cardioRM, l’acquisizione di sequenze cine per lo studio della funzione ventricolare, sequenze STIR per edema e infiammazione, Early Gad Enhancement per la rilevazione di potenziali trombi apicali, Late Gadolinium Enhancement per identificare la necrosi tissutale.
In cardioCT, la gestione dei parametri di scansione e ricostruzione, l’ottimizzazione della dose radiante, nonché del gating ECG, e l’implementazione dell’imaging spettrale, mediante acquisizioni multienergy con modalità Photon Cunting.
Nelle indagini diagnostiche sopra citate, si rende necessaria la somministrazione del mezzo di contrasto (a base di Gadolinio in cardio RM e a base di iodio in cardio CT).
A tale riguardo, le linee guida affrontano anche l’aspetto renale, in particolar modo, nei pazienti con malattia renale cronica, sottolineando come il valore della creatinina ematica (indicatore della funzione renale tramite la velocità di filtrazione glomerulare), è fondamentale per interpretare i livelli di troponina, in quanto possa risultare falsato nei pazienti affetti da malattia renale cronica, anche in assenza di un infarto miocardico (scarsa eliminazione renale della troponina stessa, oppure condizioni patologiche secondarie, come, ad esempio, l’ipertensione arteriosa) Nei pazienti con malattia renale cronica, la troponina risulta spesso cronicamente elevata anche in assenza di un infarto acuto, sia per la ridotta eliminazione da parte dei reni, sia per una sofferenza cardiaca cronica di fondo.
In un contesto di elevata complessità, le competenze del TSRM diventano determinanti: ottimizzazione della dose di mdc somministrata, expertise nella gestione dei parametri di scansione e ricostruzione, abilità nelle tecniche di sincronizzazione del bolo e accuratezza metodologica.
Fonte: Thygesen K, Alpert JS, Jaffe AS, Chaitman BR, Bax JJ, Morrow DA, White HD; ESC Scientific Document Group. Fifth Universal Definition of Myocardial Infarction (2026). Eur Heart J. 2026. doi: 10.1093/eurheartj/ehae999.

