Patient Shielding: protezioni anti-X, un’abitudine da rivalutare

I recenti progressi tecnologici e le nuove evidenze scientifiche stanno spingendo a rivalutare l’uso di schermature anti-X per i pazienti durante gli esami radiologici. Sebbene per decenni siano state considerate una buona pratica per proteggere il paziente, il loro utilizzo di routine è ora sconsigliato.

 

Patient Shielding protezioni anti-X, un'abitudine da rivalutare

 

I principali vantaggi delle protezioni anti-X si manifestano quando la radiazione secondaria raggiunge i tessuti sensibili dall’esterno del corpo. Tuttavia, i loro svantaggi sembrano essere molto più rilevanti!

La dose di radiazione utilizzata nella diagnostica per immagini non è associata a danni misurabili a feto o gonadi, e le schermature sono inefficaci nel ridurre la radiazione diffusa all’interno del corpo. Ancor più, se le schermature scivolano all’interno del campo di vista, possono nascondere informazioni anatomiche, rendere necessaria la ripetizione dell’esame con un conseguente aumento della dose per il paziente e interferire con il controllo automatico dell’esposizione (AEC), aumentando la dose fino al 30%.

L’Associazione Italiana dei Tecnici di Radiologia in Radiodiagnostica e Tomografia Computerizzata (AITeRTC) ha prodotto un’infografica per supportare la comunicazione con i pazienti su questo argomento. L’infografica, disponibile per tutta la comunità italiana dei TSRM, può essere affissa nelle sale d’attesa per spiegare i motivi di questa nuova pratica e garantire trasparenza.

 

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