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FOV

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(@tc-auto-bot)
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Scritto da Alessandro Tombolesi il 2 Giugno 2016

Acronimo di Field of View, rappresenta il campo di vista di una sezione tomografica.
La dimensione di questo parametro è determinata dal numero di detettori che, sull’asse XY dell’immagine tomografica, vengono abilitati alla lettura ed all’elaborazione dei dati provenienti dal fascio radiante.
Sono da distinguere due tipi di FOV: quello di scansione (Scan FOV) e quello di visualizzazione (Display FOV).
Lo Scan FOV è sempre centrato sull’isocentro del sistema, descrive la porzione massima corporea e di scansione all’interno della quale è possibile ricostruire l’immagine dai dati grezzi, e non permette ricostruzione di dati al di fuori di esso. 

 

Le case costruttrici ne rendono disponibili differenti tipologie e dimensioni (dai 25 cm ai 50 cm) con l’intento di differenziare le tipologie di esami da poter effettuare con ciascuno di essi.
La diversità tra gli SFOV di diverse dimensioni risiede nell’applicazione, all’uscita del tubo radiogeno, di filtri a farfalla (bow-tie) utili alla riduzione della dose nelle porzioni corporee esterne al campo utile di vista, benchè questa non possa mai essere realmente azzerata.
La differenza invece tra gli SFOV di stessa dimensione ma con nomi diversi (vedi ad esempio in figura tutti quelli con ampiezza 32 cm) risiede nell’applicazione di metodi di ricostruzione differenti e filtri atti a migliorare la visualizzazione delle strutture corporee per le quali sono deputati. Nell’encefalo il FOV Head, ad esempio, predilige l’accuratezza ricostruttiva di strutture a simile numero CT (come quelle del cervello) riducendo nel contempo gli artefatti da indurimento del fascio tipici della stretta vicinanza con l’osso compatto.
L’applicazione degli SFOV pediatrici inoltre, non consente alla macchina di erogare dosi eccessive neppure in caso di errori dell’operatore, limitando i W erogabili (calcolabili dal prodotto KV x mA) e preservando di fatto le fasce di età più radiosensibili.

Nell’impostazione delle scansioni è sempre necessario prestare attenzione a che l’anatomia del paziente non ecceda dal FOV di scansione, in quanto questa non risulterebbe ricostruibile neppure a posteriori. 

 

Nell’immagine sopra si può notare come l’addome di un normotipo possa non essere compreso all’interno di un FOV di medie dimensioni.

Il Display FOV invece è il campo di vista del quale desideriamo che i dati grezzi vengano ricostruiti.
Questo parametro determina, applicando la matrice dell’immagine digitale al campo di vista richiesto, la dimensione del pixel rispetto alla struttura che egli rappresenta. Riducendo il DFOV aumenta quindi la risoluzione dell’immagine ma contemporaneamente aumenta il rumore quantico della stessa fino al raggiungimento del limite di risoluzione spaziale del sistema. 

In figura è rappresentata in rosso la ricostruzione DFOV di una spalla partendo dall’acquisizione contemporanea di tutta l’anatomia presente all’interno dello Scan FOV. In un secondo momento sarà anche possibile ricostruire l’arto controlaterale, come il polmone o le vertebre, con DFOV di tutte le dimensioni e kernel possibili.

 


   
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