PITCH
Scritto da Alessandro Tombolesi il 2 Giugno 2016
È un parametro adimensionale che descrive lo scorrimento del lettino della TC attraverso una scansione elicoidale. Lo si può anche definire come la distanza percorsa dal lettino durante una scansione di 360 gradi del tubo attorno al paziente diviso l’ampiezza della collimazione del fascio radiante:
al posto dello spostamento del lettino è anche possibile utilizzare la velocità del lettino moltiplicandola per il tempo di rotazione del tubo.
Il termine è largamente utilizzato in TC e la sua conoscenza è implicita nella comprensione del funzionamento della modalità spirale e nei meccanismi che determinano la dose (soprattutto la riduzione) al paziente.
Dalla fine degli anni ’80 nelle apparecchiature TC, dopo l’introduzione dei contatti striscianti nei collegamenti elettrici, si è resa possibile la rotazione continua del sistema tubo/detettori e di fatto l’acquisizione continua dei dati durante lo spostamento a velocità costante del lettino di scansione.
Ha avuto così origine l’acquisizione volumetrica, con il sistema tubo/detettori che descrive un andamento elicoidale attorno al paziente.
Il parametro che traccia il passo della spirale si chiama pitch.
Fino a quando la TC è stata spirale monoslice, al denominatore della formula c’è stato lo spessore di strato, nelle multislice al denominatore è necessario mettere l’ampiezza della collimazione (e quindi il numero dei detettori interessati per la loro dimensione).
Il pitch si calcola all’isocentro ed ha come valore di riferimento il valore 1. Un p=1 significa che lo spostamento del lettino è uguale alla dimensione della collimazione e di fatto nessuna zona del corpo riceve due volte il contributo di dose. Quando p<1 invece, il minore spostamento del lettino (inferiore alla collimazione) determina maggior irradiazione e sovracampionamento dei dati. Al contrario per valori >1 si ha sottocampionamento e corrispondente risparmio di dose radiante.