L’evoluzione tecnologica nell’ambito della radiodiagnostica cardiovascolare rende possibile, oggi, oltre alla valutazione di morfologia e funzione ventricolare, anche la caratterizzazione tissutale del miocardio.
Uno studio condotto da Carmelo De Gori, Alberto Aimo e collaboratori, pubblicato sullo European Heart Journal – Imaging Methods and Practice, ha analizzato quale sia l’eventuale influenza del genere sui reperti ottenuti mediante Photon Counting CT, in pazienti adulti con fenotipo ipertrofico, suddividendoli in tre gruppi principali: cardiomiopatia ipertrofica, amiloidosi cardiaca da transtiretina e ipertrofia ventricolare sinistra secondaria.

Per il TSRM che si occupa di acquisire e ricostruire una cardio TC, comprendere queste dinamiche è fondamentale per impostare correttamente i protocolli e interpretare le immagini tenendo conto di come il cuore si rimodella realmente tra uomo e donna, evitando così errori tecnici o valutativi legati al genere:
Durante la fase di acquisizione, impostare i parametri senza considerare che il cuore femminile presenta volumi e masse inferiori rispetto a quello maschile può alterare la valutazione dello scan FOV, il centraggio o l’ottimizzazione della dose di radiazioni, riducendo l’efficacia della modulazione automatica della corrente al tubo;
In fase di ricostruzione delle immagini, la gestione dei parametri di ricostruzione iterativa, come l’ASiR, l’ASiR-V o il QIR. Poiché i cuori femminili presentano masse inferiori e volumi telediastolici e telesistolici ridotti, un uso non calibrato degli algoritmi di riduzione del rumore o l’applicazione di preset di Window/Level standardizzati, generare un effetto di smoothing eccessivo, artefattando il bordo endocardico o falsificando la percezione visiva dell’estensione di eventuali piccole aree di enhancement focali.
Nella fase di post processing, infine, l’erronea considerazione di lievi variazioni fisiologiche della densità tissutale o del pattern di enhancement tardivo (artefatti o alterazioni di carattere patologico), compromette la qualità diagnostica dell’esame prima ancora che venga refertato dal medico radiologo.
Nell’ambito di questo studio, i pazienti sono stati sottoposti a Cardio Photon Counting CT (con scansione multienergy a 5 minuti dalla somministrazione del MDC) e Cardio Risonanza Magnetica (con sequenze MOLLI pre e post MDC), per effettuare una caratterizzazione tissutale, tramite la quantificazione del Volume Extra Cellulare, o ECV.
L’ECV rappresenta la percentuale di spazio extracellulare, all’interno del tessuto miocardico, che si espande in presenza di fibrosi o accumuli patologici come nel caso dell’amiloidosi.
A questo parametro si affianca il Late Iodine Enhancement, l’equivalente TC del Late Gadolinium Enhancement della Risonanza Magnetica, che identifica le aree cicatriziali (scar) o di fibrosi miocardica, attraverso la ritenzione e il lento washout del mezzo di contrasto.
Un aspetto di particolare rilievo per la nostra professione riguarda il confronto con la risonanza magnetica cardiaca, eseguita entro dodici mesi dallo studio TC.
Il confronto diretto con la risonanza magnetica cardiaca, da sempre considerata il gold standard per la caratterizzazione tissutale. Lo studio in oggetto evidenzia un accordo superiore al 98% con la Photon Counting CT per: spessore parietale, massa ventricolare, frazione di eiezione ed estensione delle scar, indipendentemente dal sesso del paziente.
Dal punto di vista tecnico e operativo, la Cardio Photon Counting CT e la Cardio Risonanza Magnetica si configurano come tecniche diagnostiche complementari nella gestione e presa in carico del paziente cardiopatico.
La Cardio RM rimane, tuttavia, metodica di riferimento per quanto concerne l’elevata risoluzione di contrasto e l’assenza di radiazioni ionizzanti, rivelandosi insostituibile nei quadri complessi o nei pazienti giovani in cui la ripetibilità dell’indagine è prioritaria.
D’altra parte, la Photon Counting CT offre una risoluzione spaziale superiore e tempi di esecuzione notevolmente ridotti, superando i tradizionali limiti operativi legati agli artefatti da movimento e alla limitata tolleranza del paziente particolarmente claustrofobico o con controindicazioni ad eseguire RM.

Saper integrare e ottimizzare queste due tecnologie, significa valorizzare i punti di forza di ciascuna, garantendo un percorso diagnostico cucito sulle reali necessità del singolo paziente.
De Gori C, Aimo A, Chen YFF, Pignatelli F, Occhipinti M, Muca M, Zai DS, Campora A, Castiglione V, Barison A, Poletti R, Maffei S, Clemente A, Todiere G, Vergaro G, Emdin M. Sex differences in photon-counting computed tomography findings across hypertrophic phenotypes. Eur Heart J Imaging Methods Pract. 2026 Jun 29;4(2):qyag120. doi: 10.1093/ehjimp/qyag120. PMID: 42428951; PMCID: PMC13347970.

