Risoluzione Spaziale (ad alto contrasto)
Scritto da Alessandro Tombolesi il 15 Giugno 2016
Con questo termine si identifica la capacità del sistema di rilevare, come forme distinte, i più piccoli oggetti disposti alla minore distanza reciproca all’interno della stessa immagine.
Si può misurare in millimetri, oppure la misura in “lp/mm” o paia di linee per millimetro.
Un metodo diretto per la misurazione della risoluzione spaziale in TC può essere l’utilizzo di un fantoccio in plexiglass contenente strisce di materiale differente (acqua) disposte in gruppi di dimensioni e distanze crescenti.
La scansione di questo fantoccio permette di contare queste linee, o meglio, di contare la coppia linea-interlinea poiché sarebbe impossibile distinguere strisce vicine se non ci fosse spazio tra le due.
http://www.phantomlab.com/catphan-phantoms esempio di tipologie di fantocci utilizzati in TC
Il fantoccio scansionato in figura possiede linee di dimensione 1.6 mm, 1.3 mm, 1 mm, 0.8 mm, 0.6 mm, 0.5 mm.
Un criterio di qualità descritto, ad esempio, da manuale è che siano visibili tutte e 5 le barre da 0.6 mm con FOV di 15 cm e algoritmo bone. Nella stessa scansione ricostruita con kernel da tessuti molli è possibile misurare la deviazione standard (indice di rumorosità dell’immagine) posizionando adeguatamente le ROI all’interno dei gruppi di linee e misurare quantitativamente la variabilità della risoluzione.
La lettura della coppia di linee per millimetro, invece, permette la definizione di frequenza spaziale. Si tratta del rilevamento di qualsiasi struttura o forma d’onda periodica che si ripete nello spazio e la sua misura permette di definire quante volte la struttura si ripeta per unità di distanza.
Ne consegue che oggetti grandi si ripetono poche volte nell’unità di spazio (basse frequenze spaziali), mentre oggetti piccoli si ripetono più volte nella stessa unità (elevate frequenze spaziali).